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di Mappi

 
Ieri alla mostra Private Flat: idea strepitosa, splendidamente realizzata.
Che uno va, passa e vede mille mila cose, belle e meno belle, ma sempre in grado di aprire un po’ il cervello a pensieri non pensati prima, non sentiti già.
La cosa più carina della mostra:
Entro in una specie di sgabuzzino attraversando una tenda nera. In terra c’è un televisore dove ci sono immagini in bianco e nero. Le immagini sono lente, movimenti umani lentissimi. L’attenzione però si sposta immediatamente su un altro elemento. Quello che apparentemente è un manichino bianco con la testa fasciata buttato in un angolo, è invece una donna. È viva e cattura subito.
La guardo, lei mi guarda, senza ammiccamenti, ma mi guarda, davvero.
Mi tende una mano, da lì dov’è, rannicchiata in un angolo. Istintivamente le tendo la mia e le nostre mani presto si toccano. L’aiuto ad alzarsi. È tutta dipinta di bianco, dalla testa ai piedi ed è senza vestiti, c’è solo la sua pelle dipinta di bianco.
Quando si è alzata, con un movimento lento e fluido, mi si avvicina e mi abbraccia. Ricambio il suo abbraccio e restiamo lì un po’. Sento il suo respiro e sento il battito del suo cuore. Sento che lei mi sta ascoltando.
Dopo un certo tempo lei si scioglie dall’abbraccio e mi volta lentamente le spalle. Sulla sua schiena dipinta di bianco c’è una scritta nera che dice “ROM”.
Resto a guardarla ancora un po’, emozionata. Poi esco, e mi dispiace lasciarla lì.
Brava.

*

altre immagini qui
sul documentario di Ermelinda Coccia vedi «Me sem Rom»
lunedì, 05 ottobre 2009
(Appunti per un progetto)
 
Il coraggio di non accettare e disobbedire, di resistere all'irrealtà dilagante.
Il coraggio di farsi cittadini consapevoli; di inventarsi uno sguardo altro, marginale, di frontiera, molteplice e curioso; di inventare modi nuovi: di abitare, di accogliere, di agire.
Il coraggio di mettersi di sbieco fra le contraddizioni dell'oggi, di scendere in strada, di sollevare i veli, di irridere i manipolatori del consenso che ci vogliono immaturi cittadini ed efficienti consumatori.
Il coraggio di alzare gli occhi da terra; di progettare alternative; di costruire reti solidali.
Il coraggio di rifondare comunità.
Il coraggio di ri-tessere racconti e dialoghi; credere nell'incontro non come occasione di performance, ma di trasformazione reciproca, di apprendimento biunivoco, di crescita.
Il coraggio di esporsi, non di esibirsi.
Il coraggio di compromettersi.
Con-promettersi è (un modo per) conoscersi.
lunedì, 13 luglio 2009