
Faranno case di legno, coi camini.
Ci saranno le auto, ma resteranno fuori, in quattro grandi parcheggi.
Dentro la città solo qualche bus elettrico e tante biciclette.
Non ci saranno computer, in questa città, ma due sale cinematografiche, una con prodotti commerciali, l’altra con vecchi o introvabili film per appassionati, e non ci saranno antenne, perché si ascolterà solo la radio, e non ci saranno telefonini, ma cabine, a ogni angolo, e ci saranno feste tutte le sere, fino a tardi ma non fino a tardissimo, ma verranno organizzate a nord, ché a sud, dove è stato realizzato un parco, ci sarà un posto, un bar con una libreria, per chi non ama né feste né balli, che potrà gustare, così, il silenzio, e pazienza se in lontananza sentirà le note di una fisarmonica di un violino.
E non ci sarà plastica, in questa città.
La spesa si farà con le borse che si usavano una volta, le penne saranno solo stilografiche, i rasoi con le lamette intercambiabili.
C’è tanta gente che sta chiedendo, di questa città.
Gente che vorrebbe incontrarsi in piazza, e poi decidere cosa fare la sera.
Perché la sera, in questa città, si faranno cose.
Ci saranno circoli di lettura, ma anche sale dove la gente potrà giocherà a carte, o a tombola.
O studiare. O raccontare storie. O pensare alla città.
Nessuno, in questa città, mostrerà i propri muscoli o il proprio sapere agli altri.
Si cercherà, in questa città, di fare come fanno i bambini dei villaggi indiani, che quando hanno contrasti parlano e poi parlano e parlano ancora finché non si son chiariti.
E i vecchi saranno i re di questa città.
Avranno rispetto e compagnia.
Così che gli ultimi capitoli lascino un buon ricordo.

