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di madeinFranca
 Quando ero bambina - collage di Ida Gallo

            mi ricordo il “bianchetto” 
            per le scarpe estive... 
            che spalmato con un vecchio spazzolino da denti, 
            straripava sul bordo della suola 
            e le scarpe diventavano completamente bianche... puahhh 

            mi ricordo quando, piccolissima, 
            insieme a degli amichetti delle ville vicine ed i nostri genitori, 
            una sera d’agosto la radio annunciò il suicidio di Marylin Monroe 

            mi ricordo quando le iniezioni 
            si facevano con le siringhe di vetro, 
            da disinfettare bollendole in acqua 

            mi ricordo che, 
            da bambina, 
            la pianta d’appartamento più diffusa era l’aspidistra ... 
            da ragazzina, il ficus... 
            da signorina il philodendron 
            da signora il benjamino... 
            (una vita... al verde?)
martedì, 18 novembre 2008
Foto: Luisito Bianchi, Corte Madama (Cr) 1958 cca
«Io non so raccontare storie» premette Zaritmac ma forse non le manco di rispetto dubitando. Forse è vero, però: il suo non è un “racconto” ma una messa solenne – direi se potessi togliere all’espressione il connotato religioso lasciando soltanto la dimensione del sacro, e forse toglierei anche il ‘solenne’ perché restasse solo la nuda bellezza quotidiana delle parole che «rotolano a bizzeffe», miliardi di parole vissute fino al momento in cui «la Morte sorride» e «Va bene, annuisce».

Memorie
domenica, 26 ottobre 2008

di Milvia

Mi ricordo quando a due anni e mezzo mi sono incrinata un braccio, cioè, non è che mi ricordo il fatto in sé, ma un mio pensiero, il primo che io mi rammenti di aver avuto. Ed era un pensiero assolutamente incazzato. Il primo pensiero che mi ricordo di aver avuto è un pensiero di un’incazzatura bestiale. Ma sarebbe lungo da raccontare…

Mi ricordo le figurine dei calciatori, con quella del Torino che aveva la fascetta nera per via di quell’aereo caduto a Superga.

Mi ricordo i rettangolini di cioccolata Ferrero che noi chiamavamo formaggini di cioccolata.

Mi ricordo… mi ricordo quella volta che noi due siamo usciti da Wolf e abbiamo visto che nevicava.

Mi ricordo quando a Bologna c’erano i tram e una signora distratta c’è finita sotto con una gamba. La destra, mi sembra.

Mi ricordo che, avrò avuto sei anni, una sera alla radio hanno trasmesso un avviso per una signora sconosciuta che aveva comprato scatole di salmone avariato: sono andata avanti un sacco di tempo ad aver paura di notte delle parole “sconosciuta” e “salmone”.

Mi ricordo quando la televisione era più bella dei televisori.

Mi ricordo che io l’hula hop non riuscivo mai a farlo girare.

Mi ricordo quando si diceva sempre “a monte”.

Mi ricordo… mi ricordo quando la sinistra era a sinistra.

Mi ricordo quando il Corriere dei piccoli costava 25 lire, che poi una volta me lo ha mangiato un daino dei Giardini Margherita.

Mi ricordo… mi ricordo di una volta che avevo otto o nove anni e eravamo andati sul monte di San Luca a fregare le ciliegie. E io non sono stata veloce a scappare e mi ha beccato il contadino che era siciliano e ha chiamato i carabinieri e intanto mi diceva ladra ladra ladra da noi non si fa.

Mi ricordo il cortile di mia nonna in via Bentivogli che mi sembrava enorme e adesso ci hanno fatto un museo all’aperto e io penso che per intere estati ho giocato sopra dei reperti archelogici e questa cosa mi fa molta impressione.

Mi ricordo che a vedere Love Story ero l’unica femmina che non piangeva.

Mi ricordo… mi ricordo mio padre che leggeva Il sergente nella neve e piangeva senza rumore.

Mi ricordo che mio figlio a tre anni quando c’era in TV la pubblicità della Galbani si arrabbiava moltissimo e urlava con tutto il fiato: non vuol dire fiducia, ma cannuccia!!!! In questi giorni ci ho ripensato e ho dedotto che mio figlio era un preveggente. Anche se non ho mai capito cosa intendesse per cannuccia.

Mi ricordo altre cose che non vorrei ricordare. Ma me le ricordo.


Bologna, 19 ottobre 2008 ore 16,04
venerdì, 24 ottobre 2008
«Che cos'è un'epoca? Un tempo che ci offre circostanze tipiche.»
Leggendo Epoca di Tiziano Scarpa mi è tornato in mente un racconto di undulant sul suo blog “carsico” che volevo riportare qui, su OS, ma al momento di agire… ops, non c’era più.
La volevo qui quella donna che ripulisce la città dallo “sporco emblematico” dei nostri giorni. Volevo incorniciarla qui, anche spinta dalla convinzione che siamo più inclini a “collezionare” episodi o figure di un passato prossimo, attendendo quasi di ripescare poi dalla memoria le tracce dei giorni nostri. (Anzi, pare che diventino “giorni nostri” quando diventano il nostro ieri…)
 
Prima che scompaia di nuovo, ricopio dunque qui un pezzo di memoria di oggi. (T.M.)

080209-Sermide 
Poi tutto tornava normale
 
Era più forte di lei.
Per il resto, la sua vita era normale. Un lavoro, un marito, dei figli. I vestiti leggermente fuori moda.
Ma era più forte di lei: non sopportava la pubblicità.
In ogni sua forma. In particolare le brochure, i volantini. Attonita, guardava i mucchi di cartacce spuntare in ciuffi selvaggi dalle cassette destinate alla posta.
Fu così che le venne la mania dell’antivolantinaggio, in maniera del tutto naturale.
Prese a girare per il quartiere, a estrarre dalle cassette l’odiato nemico, a depurarle da quei colori artificiali.
La città era piccola, molti la conoscevano, immenso fu lo stupore. Ma in fondo c’era solo da esserle grati per quel folle lavoro.
Ci si abituò rapidamente all’esile figura che alzava i tergicristalli delle macchine per togliere la pubblicità. E con che cura poi, quasi liberasse le zampette di un povero animale caduto in trappola.
Usciva di casa con un’enorme busta. Immancabilmente la riempiva e gettava il bottino nel cassonetto della carta.   
Poi tutto tornava normale.
Andava a lavoro, a fare la spesa, a farsi i capelli.
mercoledì, 17 settembre 2008