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foto: Piera Ventre
Dovessero domandarmi se trovo le fotografie di Piera Ventre “eccezionali”, risponderei di no, grazie al cielo non lo sono.
È che siamo circondati da una “eccezionalità” gridata – quanto è più artefatta, “sofisticata”, tanto più è gridata – e la nostra “normalità” rischia la fine del ranuncolo in un campo di gigli. Io sono di quella religione che prega attraverso la scoperta dei colori dell’alba e del tramonto o di un paio di scarponi vecchi ricoperti di fango.
 
Volevo archiviare (e, sia chiaro, «si archivia non per dimenticare ma per ricordare meglio»), insomma desideravo avere sul sito OraSesta il racconto “aquattromani” La neve che non c’era di Piera Ventre e di Mario Bianco. Ma in questi giorni ho visto le fotografie scattate da Piera durante il suo soggiorno nel Monferrato – terra fertile di quel racconto – e le ho chiesto il permesso di sceglierne alcune.
Le fotografie di Piera – queste e le altre – mi piacciono. Sanno raccontare ed evocare. Creano l’eccezionale del sé; uno sguardo partecipe si posa e si eleva nella ricerca dell’unica salvezza: il bello.
 
OraSesta presenta Racconti d’autunno di Mario Bianco e Piera Ventre.
(T.M.)
martedì, 09 settembre 2008

Mario Bianco - OblivionStore


Nulla e tutto sorprende di quello che Mario Bianco fa. E lui è uno che fa. Fa anche (sor)ridere come lo sanno fare solo le persone serie.
Ora qualcuno mi potrebbe domandare perché non dedicare ‘na bella pagina a Mario Bianco scrittore o pittore, serio. O restauratore, serissimo. La risposta aleggia in quest’aria primaverile che porta un antico profumo, di quelli resistenti, di quelli che fanno starnutire: gli organismi viventi si difendono come possono. Quelli con attività cerebrale sviluppata, si difendono anche ridendo. Ridendo di gusto quando hanno i polmoni liberi e l’aria è tersa, con una riga di sarcasmo tra il naso e la bocca dovendo aspirare zaffate velenose.
Avendo frugato in qualche oblivion store – come quello del quadro di sopra? –, il signore Mario ha trovato (l’ispirazione per) gli “scritti apocrifi” e senza esitazione o egoismo che fosse, li ha messi a disposizione dell’umanità tutta affinché si potesse istruire e io potessi saltare sulla sedia leggendo:
«Nello scorso anno 2007, nei pressi di Sichem (Nablus), in un pozzo secco, detto della "Samaritana" sul fondo sono stati ritrovati alcuni frammenti di manoscritti dell'epoca dei re asmonei, il più integro è detto "Rotolo di Sichem", vergato in aramaico, da cui ho tratto questa interessante parabola».
Può un blog/sito che porta l’effigie del pozzo “di Giacobbe o “della Samaritana” che dirsi voglia, può dunque OraSesta fare a meno di questi preziosi testi? No, dico, no di certo.
Eccovi allora questa piccola raccolta speranzosa di ingrossare, col tempo. E col “tempo che fa” abbiamo da ben (?) sperare.

Dal rotolo di Sichem alla Mummia di Alì Berlù
sabato, 26 aprile 2008