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Out of the Black - di Arimane
giovedì, 28 agosto 2008

Bianco & Nero - Arimanebis

L’anima migrante è nata sotto il primo sole. Quali sono i confini che lascia il sole? Non esistono, perché il sole si muove, il sole è migrante, il sole è sempre stato così. Chi ha costruito recinti da scavalcare? Chi ha deciso in quale pozza di fango o sorgente si potesse bere? Un uomo, un uomo qualsiasi, un uomo che comunque da qualche parte veniva, un migrante. La sua anima ha concepito il potere, il potere di potersi fermare e di essere padrone degli altri, potere che smette di migrare anzi, che migrante non è stato mai, potere stanziale e ossessivo, dispensatore di miserie e di morte. Catene, carestie, miserie procurate, inflitte, potere senza colore capace di schiacciare, stuprare, uccidere. Ma loro continuano, le anime migranti si muovono attaccate ai corpi, sono, e lo sanno, mosche destinate a un destino da mosche, merda e paludi di niente, a un destino scontato e senza sconti. Ma quali sono i confini che lascia il sole? Le anime migranti hanno conosciuto popoli e religioni, fame, guerre e siccità, scappando da miserie enormi, aggrappandosi a una miseria appena un po’ più piccola ogni volta, hanno visto pelli chiare o nere come la notte senza luna, hanno visto la loro rossa di frusta, di sangue o pomodoro, hanno costruito case, chiese e moschee per restare migranti da fermi fino a prima di ripartire, sono affogati su spiagge e scogli, schiavi sempre, liberi mai, nemmeno nel martirio, con dentro e addosso l’appartenenza, la nostalgia, quell’anima migrante disegnata su vestiti dove solo i colori non sono da poco, persa negli occhi di chi non ha mai potuto confondere la pioggia col pianto, deturpata dal puzzo della stiva. Migranti, migranti degni, come tutti noi e le nostre mani bianche, tutti noi e le nostre sicurezze, tutti noi e la nostra dignità fatta a pezzi dalla presunzione di disegnare i confini del sole. Ma non esistono confini, perché il sole si muove, il sole è migrante, il sole è sempre stato così. L’anima migrante è nata sotto il primo sole e lo sa, le anime migranti hanno gettato il seme sempre in un altro posto, lo hanno fatto perché qualcuno, alla fine, potesse restare. Pensiero migrante. Qualcuno resterà, fino all’ultimo sole.

domenica, 18 maggio 2008

pensando ad Arimane

Foto: Arimane - Bianco&Nero
*
...La pazienza per tenere vivo un fuoco sotto un mobile cielo,
l’attesa indivisa per un vino nero,
l’ora dalle arcate dischiuse, quando il vento
ha ombre che vorticano sulle tue mani pensose.

 (Yves Bonnefoy)
lunedì, 12 maggio 2008
A malincuore tolgo il nick Arimanebis dal breve elenco di coloro che “partecipano” (idealmente e/o “fattivamente”) a OraSesta. 
Arimane chiude i suoi blog. “Lascia un vuoto dietro di sé” sarebbe sciocca retorica dire: dietro lascia le sue parole e le sue immagini, il ricordo della sua bella compagnia "virtuale".
Mi fa male pensare al vuoto che lascia avanti.

Tra le primissime cose che avevo inserito nelle pagine “letture in rete” dell’ “archivio” OraSesta (siamo ai primi giorni del dicembre 2006, ero "blogger" da poche settimane), c’era un incipit di Arimane:


«Quando gli uomini abbandonarono il pianeta, questo rimase come appaiono le case a lungo abitate, lasciate dopo un trasloco: i segni dei mobili sul pavimento, quelli dei quadri sui muri, una mattonella sbrecciata, qualche mucchietto di carte appallottolate, dei grumi di polvere, un tubo rotto e un vetro incrinato, dei fili elettrici penzolanti, le screpolature dell'intonaco. In queste case spoglie c’è tristezza, ma anche un senso di attesa.»
sabato, 03 maggio 2008