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Viboldone, 1 maggio 2008
                                 Fra i fondi campi batte dalle torri
                                 veglianti sulle piane antico tocco
                                 di gratuiti annunci, un soffio imperla
                                 di tenerezza un gracchiare di rane;
                                 latrano i cani di sparse cascine,
                                 note mi cadono ai piedi battute
                                 e ribattute da gole festose,
                                 e il mio passo solleva le speranze
                                 lasciate lungo la strada dai morti.
 
                                 (Luisito Bianchi, Congedo. In Parola tu profumi stamattina)
sabato, 25 aprile 2009
Graziano Bertoldi - Va pensiero sulle ali dorate degli Angeli della Resistenza

(Graziano Bertoldi - fonte: www.anpi.cremona.it)

martedì, 21 aprile 2009
Braccianti in piazza, 18 settembre 1948 (Foto: Archivio Storico Cgil Cremona)
«Quando tu mi chiedi – conclude il compagno Tavana – perché mi impegno tanto per il partito, il sindacato, la cooperativa, ebbene questa volontà viene da quello che ho vissuto, dalle angherie che ho visto e subito. A cominciare dal fatto che non è vero che la guerra sia una specie di maledizione di Dio, come si è sempre voluto di far credere.
Così è vero che l’ingiustizia sociale, la prepotenza, il ricatto contro chi lavora e suda, contro chi alza la testa affrontando queste ingiustizie, è conseguenza dello sfruttamento capitalistico.
A protestare isolatamente non si combina niente. Questa esperienza l’ho fatta personalmente: se non ci si impegna per far capire alla gente i problemi, come comportarsi e quale strada percorrere, anche a costo di sacrifici, potremo avere non una ma mille ragioni, ma esse non si faranno strada e chi soffre continuerà a soffrire e la prepotenza continuerà ad imperversare.
I partigiani di ieri combattevano con le armi, pativano la galera, i fascisti e tedeschi li perseguitavano ma loro hanno raggiunto lo scopo. Essere partigiano di oggi significa combattere con altre armi, quelle della lotta politica, quelle dell’impegno di ogni giorno”.
“Altre vie vincenti - dice il compagno Romagnoli - non ne esistono”. Ed io penso che non abbia torto.»
 
(I ricordi di Angelo Manzini, a cura di Giuseppe Azzoni. Quaderni dell’Archivio Cgil di Cremona, in corso di stampa)
giovedì, 01 maggio 2008
venerdì, 25 aprile 2008
dal blog di biancanera
 
pioveva. pioveva quel giorno, quella liberazione. pioveva un’acqua sporca, pioveva senza scampo, pioveva un’acqua sghemba, pioveva che non smetteva mai.
eravamo una folla di bandiere inzuppate da quella pioggia che cadeva, veniva giù, sempre più giù quella pioggia che non finiva. pioveva che dio la mandava, quell’acqua nera, quell’acqua così liscia che pioveva giù. ero nella folla, ero una bandierina annodata al polso, ed ero la voce della pioggia che veniva giù, sempre di più, sempre più forte, e le nostre bandiere flosce in quel giorno, quella liberazione. ero la voce del canto, la volpe rabbiosa e i covoni di grano, mentre la pioggia mi entrava nelle scarpe, e pioveva che dio la mandava, e quell’acqua tutto sembrava sommergere, quell’acqua triste, quell’acqua grigia che veniva giù, sulle bandiere zuppe.
ero la piazza, una bellissima piazza, le guglie del duomo, la madonnina che la pioggia bagnava, che le sue lacrime, che l’acqua pesante veniva dritta, sempre di più. ero tutte le vite sepolte sotto ai papaveri, e Rosso, e Lupo, e Sandro, e Nilde, e Tina. e Agnese, Agnese che va a morire. ed ero Pietro. ero Pietro, un po’ del suo sangue, le lettere del suo nome, nel mio sangue e nel mio nome, massacrato, massacrato, massacrato. ed ero i monti di mia nonna, le sue terre di confine. ero nei nomi antichi. nelle ruote delle biciclette, nel battito furioso del cuore. nelle cime, libere, che sfiorano il cielo e la giovinezza, il suo tributo.
e pioveva, pioveva che dio la mandava, che l’acqua ferrosa, tutta quell’acqua ferma veniva giù. ero là. nella folla. nella piazza, una bellissima piazza. e resistevo.
come ora.
come ancora, e ancora, e ancora.
finché la pioggia non smette.
venerdì, 25 aprile 2008