Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà, dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono la nostra parte più miserabile e irriducibile: sono noi eppure sono anche assolutamente altro. Sono un enigma. Nella loro presenza c’è qualcosa di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente arcaico eppure futuribile. È lì che ci porta il viaggio di Moresco, sulla soglia del silenzio e della morte. Dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti, che chiudono il libro.»
*
Io vorrei adottare questo libro – “libro di OraSesta”?, si potrebbe inventarlo, il “titolo” :) – adottarlo come un figlio, s’intende, ché, con i tempi che corrono, con i “libri di testo”, “obbligatori” , è meglio non scherzare. Magari finisce che ce li ri/scrivono e/o ce li somministrano.
Ma a parte il sarcasmo, se tra gli amici di OraSesta capita qualcuno interessato alla “presentazione” del libro, ad un dialogo con gli autori, si faccia avanti. Si può fare. (Questo, forse, ancora...) T.M.
