Abbiamo la memoria corta, ma poi caliamo i ricordi come il giocatore la carta con la quale pensa di sbancare e talvolta si sbanca; nelle maniche troppo strette o troppo larghe teniamo degli spettri – spettri neri e rossi, esportatori di uguaglianza, semi di superiori ragioni e civiltà, parole di un Dio vittorioso - dei vincitori - e al cimitero andiamo nei giorni delle feste comandate, a ciascuno le proprie tombe ché la morte non cancella le distinte vite dei caduti.
Il mondo non è più complicato di prima, io credo. È che abbiamo i mezzi per esplorarlo in lungo e in largo, ogni giorno, per vedere ogni piega, ogni piaga: quel che si vede sbirciando, quello che ci lasciano o ci fanno vedere perché si continui a pensare il mondo troppo complicato per le nostre semplici menti e semplici parole d’interpretazione.
Niente comandamenti: “non uccidere” è troppo semplice.
“L’Italia ripudia la guerra”: è troppo semplice.
Invece no.
Le cose giuste, in fondo, stanno in poche semplici parole.
t.m.
