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«Non è infatti al Paese che guarda Berlusconi, ma al “popolo”, vero soggetto politico del nuovo movimento, strumento di consacrazione quotidiana del carisma egemone, che nel popolo più che nelle istituzioni cerca la sua forza e la sua legittimazione. Anche il concetto di libertà è giocato in questa chiave, con una diffidente separazione-contrapposizione tra il cittadino e lo Stato, come se la politica - adesso che Berlusconi ha compiuto la sua rivoluzione “liberale, borghese, popolare, moderata e interclassista” - si riassumesse nella delega al Principe, con la fine del discorso pubblico così come lo abbiamo finora conosciuto in Occidente.

La Costituzione resta sullo sfondo, citata dopo il Papa, sovrastata da un moderno “patriottismo della nazione”, della tradizione, delle radici cristiane dell’Italia in cui si recupera anche la “romanità”. È il profilo classico di una destra carismatica che può forse illudere il Paese...»
 
Principe e popolo di Ezio Mauro, La Repubblica, 28 marzo 2009

virtualblog.splinder.com

dal virtualblog di Pattinando

sabato, 28 marzo 2009

(la seconda parte qui)

Roberto Saviano - monologo a Che tempo che fa
prima parte - seconda parte - terza parte

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Il documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe
giovedì, 26 marzo 2009
«Nel continente africano ci sono, oggi, tra i 28 e i 30 milioni tra malati di AIDS e sieropositivi. La cifra fa ovviamente riferimento al numero di persone infette che si conosce, ma è perfettamente verosimile che ce ne sia qualche milione in più nascosto da qualche parte e che semplicemente ancora non sa di essere ammalato. Di questi 30 milioni, in ogni caso, meno del 10% riceve una qualche forma di cura e un'assistenza sanitaria. Mi dicono che una delle cause maggiori dell'incidenza dell'HIV sia legata a un atavico problema che gli africani hanno con il preservativo: semplicemente, per l'africano medio i preservativi costano troppo; esiste – è vero – un grosso problema culturale legato a una forma di rifiuto di questa guaina di lattice: ci sono molti luoghi, in Africa, dove indossare il preservativo è ritenuto sconveniente, offensivo. Sopravvivono poi alcune forme di religiosità superstiziosa e di ignoranza, secondo cui è sufficiente possedere un preservativo per tenere lontani gli spiriti dell'AIDS: in alcune tribù e villaggi dell'Africa nera, si mette un preservativo su un bastone che viene lasciato sulla soglia della casa; poi si entra nella casa, si scopa e si rischia convinti che il totem della protezione impedirà al virus di entrare e di fare del male.

Quindi quando Ratzinger dice che «Il problema dell'AIDS in Africa è un problema culturale» non ha per una volta del tutto torto: effettivamente spazzare via queste credenze e queste tradizioni idiote darebbe una mano piuttosto seria alla lotta alle malattie, di cui l'AIDS è la regina. Solo che il discorso del papa, in definitiva, mira alla restaurazione dell'astinenza sessuale – che è una pratica che non riesco nemmeno a definire anacronistica, perché considerarla un anacronismo sarebbe in qualche modo ammettere che c'è stato un tempo in cui alcuni popoli l'hanno praticata come regola. Predicare l'astinenza sessuale è un anatopismo: un neologismo orrendo che mi invento per spiegare che sì, da qualche parte, deve esistere qualcuno che pratica l'astinenza sessuale e l'ha praticata, ma che si tratta di una questione di spazio e non di tempo: io mi immagino che in alcuni conventi, in alcuni monasteri e in alcune case da qualche parte nel mondo ci sia qualcuno che pratichi l'astinenza sessuale. Questa però non è una regola: è o una pratica privata o un precetto di qualche ordine. Non è e non può essere un diktat antropologico. [...]
 
Nel corso dei millenni, la Chiesa è scesa a patti con tutto e ha mostrato la capacità di adeguarsi (benché con lentezza e con quel suo modo sempre arrogante e pachidermico) ai costumi dei tempi: tutte queste pratiche di adeguamento, però, a ben vedere hanno sempre escluso i corpi. I corpi umani e animali sono, nella considerazione della Chiesa, delle macchine riproduttive e di preghiera per cui ci sono soltanto regole e precetti e mai concessioni. La morale religiosa è conciliante con tutto fuorché con la sessualità e con i succhi corporei. Il fatto che siamo carne, sangue, nervi, cazzi, fiche, braccia e che tra le facoltà che ci governano ci sia anche quella cosa chiamata lussuria è qualcosa che la Chiesa non è mai riuscita ad accettare. Il corpo si reprime, si fustiga, si umilia in nome dell'anima e di un Dio che, però, come mi dicevo io da bambino uscendo da catechismo, se mi ha fatto anche il pisello e mi ha dato la lussuria vorrà pur bene anche a quelli, no? La Chiesa cattolica ha accettato e accolto, nei millenni, l'omicidio, il fuoco, le guerre e le invasioni, ma non accetta lo sperma e la sua dispersione. Ultimamente ha riaccettato di accogliere dei negazionisti nel suo seno, ma non accetta la sessualità: in pratica, per la Chiesa cattolica, è in questo momento meno grave negare l'Olocausto che scopare disperdendo il seme.

La vergogna della scomuniche piovute su medici che hanno salvato la bimba brasiliana, messa incinta a nove anni da un mostro che gli fa da patrigno, nasconde una forma d'odio per la vita e per i corpi che mi fa rabbrividire: tu non devi essere toccato quando sei embrione, dice la Chiesa, ma una volta che il tuo corpo vaga per il mondo non conta più niente, sei tutta anima, per cui il fatto che qualcuno ti spari del seme nel ventre a nove anni non conta, è un dono di Dio e lo devi accettare e amare e rispettare, e quello che hai nella pancia è comunque una forma di vita, un'altra possibilità di lode a Dio e di redenzione. La Chiesa ama i progetti di uomo, i feti e gli embrioni, e se ne fotte delle atrocità commesse contro chi ha nove anni. La scomunica contro i medici che hanno aiutato a vivere questa povera creatura violentata e umiliata non è stata revocata. Ma anche loro hanno difeso una vita: una vita di nove anni!»
 
 
vedi: Andrea Tarabbia, I contenitori di sperma e lo stragismo, in Il primo amore
lunedì, 23 marzo 2009
“Dietro il testo...”
il lavoro dell’autore
Rassegna Inverno-Primavera 2009
Auditorium Ex Chiesetta del Trotter - Milano

foto: Luca Varaschini 

21 marzo 2009
dalle h. 16 alle h. 22.30

Giornata Mondiale della Poesia
Indetta dall’UNESCO
Introducono
Francesco Cappelli
Pierluciano Guardigli

Prima parte

Lezione di Poesia
a cura di
Sebastiano Aglieco - Vincenzo Viola
con gli alunni della Scuola Elementare e Media
‘Casa del Sole’ – Milano
gli studenti del
Premio Regionale di Poesia “Marina Incerti”
Antologia del Decennale
a cura di
Luigi Cannillo
Vertigine e Misura
a cura di
Marco Ercolani
coi poeti
Milo de Angelis, Lucetta Frisa,
Giusi Busceti, Corrado Bagnoli
pausa buffet
 
 
seconda parte

Mariella Mehr e Fabio Turchetti (Verbania, luglio 2007) 
Fabio Turchetti - voce e fisarmonica
Federica Dangel - voce

Narrazione Poetica
"Immagini da un esilio visionario"
Poesie di Mariella Mehr per l'Opera:
"Mio Angelo di Cenere"
da Notizie dall'Esilio
Edizioni Effigie

presentazione di
Giancarlo Nostrini
martedì, 17 marzo 2009
Le nostre madri, Eva, Maria di Magdala e la staffetta partigiana
«La Donna» nella visione dell’Uomo, per giunta prete, Luisito Bianchi

Foto: Luisito Bianchi, 1958 cca 

«Ed ecco qui, un altro uomo che vuol parlare di donna, e per giunta scapolo, e per sopraggiunta prete.» Ma benedette sono le parole che sgorgano da una fonte di puro interesse. Le frasi fatte con il cemento degli interessi le sappiamo già a memoria.
Don Luisito Bianchi ha tratteggiato splendide figure femminili nel suo romanzo La messa dell’uomo disarmato. Ha evocato mani di donne con il mestolo nella polenta sopra il fuoco o nell’acqua bollente del bucato. Mani forti e delicate a curare ferite di soldati, mani callose dal tocco lieve, mani consumate, mani resistenti… Mani di donne, occhi di donne, in un romanzo sulla Resistenza e sulla liturgia della vita e della terra.
La Donna, nella visione di un sacerdote sarà una “visione di donna”? La Donna, nelle parole di un poeta è pura metafora?
«Vogliamo sapere che pensa Gesù della donna? Ecco una donna [Maria di Magdala]: è l’unica persona cui Gesù appare ancora prima di salire al cielo. Che vorrà dire con questo? Che ha voluto subito provare la gioia di parlare con Maria, solo un saluto, non di più, perché ha fretta di presentarsi al padre? Un breve istante, certo, ma che vale un’eternità. E adesso, Maria, corri, corri ad annunciare che salgo al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro. Corri, annunciatrice, apostola della risurrezione. Corri, staffetta partigiana, a dare l’annuncio della Liberazione…» Così Luisito Bianchi scriveva in un articolo per la rivista Dialogo. [...]

La campanella suona tre volte: è nata una Donna.
M.T.
domenica, 08 marzo 2009