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Ricordate il papa polacco? Com’era buono... buonissimo. Più il tempo passava e più appariva nella sua fragilità umana, più compassione – oso dire – cristiana suscitava. Era una vera carognata far notare che con il costo del suo guardaroba – in tutte le possibili sfumature del bianco – si sarebbero potuti vaccinare tutti i bambini dell’Africa o che, durante le visite pastorali, la sua mancata stretta di mano ad un prete o vescovo dell’America latina, troppo sbilanciato dalla parte dei poveracci ribelli, consegnava de facto il disubbidiente chierico nelle mani di... una feudataria inquisizione, diciamo. Ogni tanto, da quelle parti, preti e vescovi venivano ritrovati morti ma certo tutto questo non c’entrava nulla con il diritto canonico.
E se molti – e sempre più numerosi – non sono tornati all’ovile con le buone, ora il mondo ha il suo pastore tedesco, a ricordare che essere cattolici non è essere pecorelle al libero pascolo della fede, che diamine, esistono le leggi. E si rimette mano al diritto canonico; rigore e disciplina ci vogliono in questo mondo confusamente ruminante.
Fa grande rumore il caso dei vescovi ai quali ora viene tolta la scomunica. Furono ordinati da un vescovo a sua volta scomunicato, Marcel Lefebvre. [Assai utile, a riguardo, la lettura di questo articolo.] Sono fatti interni alla Chiesa, al suo ordinamento, al suo diritto. Canonico. Appianate le divergenze liturgiche, costoro tornano all’ovile. Vuole qualcuno rovistare nei sottofondi di quel Codice e trovare cause morali per le quali scomunicare un tale che nega la verità delle camere a gas? Sì? No?
 
Su altri fatti i riflettori si accendono raramente. Fatti ordinari, che possono toccare in sorte a milioni di noi. Noi che, volenti o nolenti, perché battezzati o sposati in chiesa “giusto per la tradizione”, abbiamo avuto a che fare con altri aspetti dell’ordine stabilito della Chiesa.
Leggo la notizia di una sentenza della Corte di cassazione (n. 814 del 15 gennaio 2009). Il matrimonio concordatario può essere sciolto quando i coniugi hanno rapporti protetti per non avere figli.
Per capirci: se una coppia – in piena concordia – usa il preservativo per evitare la trasmissione di malattie infettive, se una coppia usa un qualsiasi metodo contraccettivo per non far nascere figli condannati dal concepimento ad una grave malattia geneticamente trasmissibile, basta il ripensamento di una delle parti e, chiedendo l’annullamento ecclesiale del matrimonio, si ottiene automaticamente anche l’annullamento civile.
Qualcuno potrebbe obiettare – qualcuno lo ha fatto – che le leggi dello Stato Italiano non contemplano la procreazione come dovere che scaturisce dal vincolo matrimoniale. La Corte di cassazione ha risposto, di fatto: non importa.
Dall’altra parte, l’ordinamento dello Stato del Vaticano, dopo l’ultima modifica voluta da Papa Benedetto XVI riguardo le fonti normative e interpretative, non recepisce automaticamente le leggi dello Stato Italiano (come di nessun altro Stato): saranno messe al vaglio del Pontefice e da egli, eventualmente, autorizzate a farne parte.
I coniugi comunisti – ex o in procinto di diventare tali – sono  avvertiti. Ché la loro scomunica è ancora in vigore.
 
Oggi la Chiesa “riabilita” coloro i quali, con tenacia che ha paragoni solo in secoli lontanissimi, hanno combattuto le aperture del Concilio Vaticano II.
Concilio che, in uno dei suoi documenti conclusivi, ha posto fine all’antisemitismo teologico.
Concilio che fu vissuto da molti con grandi speranze. A quegli anni e a quelle speranze era legata la nascita del gruppo Ora Sesta, quello “autentico”, del quale questo “archivio della memoria e delle resistenze” non sarà mai abbastanza degno testimone.
T.M.


Do ut non des
mercoledì, 28 gennaio 2009
   «Anche coloro che conoscono la storia sono condannati a ripeterla perché,
   se può essere facile uccidere i vivi, è molto arduo uccidere i morti.»
(James Hillman, Un terribile amore per la guerra)   
lunedì, 26 gennaio 2009
di Lam


Che fa una barca nel bosco?
Niente. Sta ferma.
Non è albero, non è viaggio.
Come un sasso? No, di più. Come un sasso senza posto.
Eppure il suo legno è quello dei tronchi forti.
Avrebbe la resistenza che serve per affrontare la corrente.
Ma le manca il fiato sotto l’ombra dei funghi.
Troppo buio per una barca, lì sotto.
Eppure avrebbe i remi per proseguire verso la sua rotta.
Ma se spingi un remo, in una barca nel bosco, t’incagli sulla roccia.
La roccia è dura.
E fitta è la foresta.
Non esce da sola una barca, dal bosco.
Diventa “roba”, roba da sgombrare, perché – è ovvio –
una barca nel bosco non vive,
scompare.
Se penso a una barca nel bosco, rivedo un bambino e il suo sogno.
Non basta una notte, la mente, l’uccello nel cuore, due mani.
E il legno, rinchiuso, marcisce.
Occorre di più
Il sogno ha bisogno di vento, corrente, vedute, più dita intrecciate,
moneta – se occorre.
Da solo non può.
Ci sono bambini che sognano d’imparare a scrivere:
“Questo è il mio nome” – vorrebbero appuntare
E mentre sognano di sognare
senza la carta, l’inchiostro, una sedia
si trovano in un luogo da cui guardare le barche
i pescatori che salpano, il mare che ingrossa in un foglio – disegno –
dove una storia che non poteva nuotare – dal remo di una penna
rincorse l’ala - sopra una chiglia
fino al timone di una banco, dentro una scuola,
a una parola ancorata – su una lavagna
quando il gesso che salpa – dal nero alla luce del segno
mostra la esse dell’onda di un suono, che finalmente è speranza – che non scompare.

questo è il “manifesto” della campagna adozioni (o se preferite: sostegno) a distanza
del gruppo "Bambinineltempo"
anno 2009
 
tutte le informazioni necessarie:
Gruppo Insieme
Bambini nel tempo
lunedì, 26 gennaio 2009
domenica, 25 gennaio 2009

Raramente cambio il titolo di un testo che viene proposto per il sito OraSesta. Ennio Serventi aveva scelto per titolo “l’incipit” del suo scritto, “Era grata a chi...”, sottolineando uno degli aspetti della storia – storia di sua madre e storia collettiva –, ovvero la felice circostanza che l’aveva collocata in un ambiente nel quale, insieme ad imparare un mestiere, si è potuto formare anche quella che chiamiamo la sua “coscienza civile e politica”.
Ma il testo di Serventi racconta “la storia” in uno specchio di sguardi, di madre e di figlio, nel segno della trasmissione. Entrambi non più giovanissimi, ritrovano le radici delle proprie scelte in un terreno comune, cosa che raramente avverrà per le successive generazioni.
Mi ha poi colpito che abbia scelto quei versi per introdurre le sue pagine dedicate alle canzoni che accompagnano la vita e la storia; mi ha colpita il ritrovarla ne Il Deposito di “canti di protesta politica e sociale” ma questo denuncia soltanto la mia ignoranza circa la storia di questa canzone:
«J’aimerai toujours le temps des cerises / Et le souvenir que je garde au cœur...»
Già. Tempi in cui, per molti, l’amore e l’impegno politico erano come due ciliege attaccate allo stesso picciolo.
Ennio Serventi, Il ragazzo e la sarta che cantava.
T.M.
lunedì, 19 gennaio 2009