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Giacomo Bergomi, Il bucato (1986, olio su tela) - fonte: www.fondazionedominatoleonense.it
C’era una volta in cascina…
Il mondo contadino di Giacomo Bergomi
dal 7 novembre presso le sale espositive di Villa Badia in Leno

Fondazione Dominato Leonense

notizie su questa mostra e su iniziative collaterali su Popolis
venerdì, 31 ottobre 2008


Spett.le Siria,
oggi un elicottero USA è entrato nel Vs. territorio ed ha fatto vittime civili.
E’ già da tempo che dichiarano che (così, un po’ a occhio) forse siete terroristi pericolosi e dovete per forza diventare nostri nemici.
Siccome non hanno trovato nessun legame serio per accusarvi di qualcosa di preciso riguardo al terrorismo, sono dovuti intervenire direttamente, senza una motivazione (magari diranno che è stato un errore). Come al solito, cioè come hanno fatto con l'Iraq, quando cercavano armi di distruzione di massa inesistenti. Stavolta non avevano neanche uno straccio di nome, un appiglio importante da esibire e semplicemente vi hanno invaso uccidendo la Vostra gente.
Ora, si sa che c'è chi è interessato anche al Vostro petrolio, che sta finendo un po' dappertutto, e pure alla ricostruzione della roba che verrà distrutta.
Oltretutto si sa che è a fine mandato e si deve assicurare di iniziare in fretta una nuova guerra, sennò rischia che chi verrà dopo decida di non farne. Iniziandola ora  neanche chi verrà dopo potrà rifiutarsi di combattere i maledetti nuovi terroristi.
Scrivo questa lettera e la mando a tutti quelli che conosco, perché non voglio ritrovarmi occasionalmente in compagnia, magari a pranzo, a discutere con quelli che diranno che siete stati dei cattivoni terribili, perché avrete fatto un attentato tipo quello delle torri gemelle, e che bisogna annientarvi.
Cioè, voglio subito mettere le mani avanti e ricordare a più persone possibili che questa è un'invasione militare ingiustificata, pensata e studiata a tavolino già da tempo; e che sarà dimenticata, visto che non è che venga riportata come una notiziona importantissima da tenere a mente.
Ci si indignerà per la reazione che ci farete subire e ci verrà detto che non si può non rispondere a dei tragici attentati di terroristi sporchi e marroni, seguaci di una terribile religione diversa dalla nostra.
Quello che Vi vorrei chiedere è se, per cortesia, stavolta poteste rispondere in maniera diversa. Non so, potremmo leggere insieme “Lo zen e il tiro con l’arco”, contare fino a dieci o... Insomma, vediamo se si può fare qualcosa insieme di diverso, unire il Vostro mondo con le persone di qui che non pensano che etc. etc...
Sennò nulla. Pazienza.
Mi troverò mezzo carbonizzato, magari in piazza della Signoria, a Firenze, o al Colosseo, a Roma, dopo qualche Vostra bomba. E se sopravviverò, maledirò il giorno in cui mi sono trovato lì.
Ma quelli che maledirò per primi, state tranquilli, non sarete Voi (magari per secondi anche sì).
Però via, su!... Pensateci e vediamo di risolverla in altro modo... Ok?... D’accordo?... Vabbè.

Cordiali saluti.

Un cittadino italiano
lunedì, 27 ottobre 2008
Foto: Luisito Bianchi, Corte Madama (Cr) 1958 cca
«Io non so raccontare storie» premette Zaritmac ma forse non le manco di rispetto dubitando. Forse è vero, però: il suo non è un “racconto” ma una messa solenne – direi se potessi togliere all’espressione il connotato religioso lasciando soltanto la dimensione del sacro, e forse toglierei anche il ‘solenne’ perché restasse solo la nuda bellezza quotidiana delle parole che «rotolano a bizzeffe», miliardi di parole vissute fino al momento in cui «la Morte sorride» e «Va bene, annuisce».

Memorie
domenica, 26 ottobre 2008

Su segnalazione di Lino Di Gianni, leggevo l’articolo di Paolo Rumiz su Repubblica di oggi, «Addio alla scuola dell’ultima valle». E mi preparavo a riportarlo qui, scegliendo un passo che mi ha particolarmente colpita. Ma presto ho scoperto il post del Maestro che – forse non è un caso – cita proprio quel particolare.


«Sai da cosa distingui i ragazzi di campagna e di città?», chiede la maestra Elsa Martin, nata e cresciuta in questa valle. «Li distingui da come sanno cadere. Questi rotolano, vanno giù morbidi anche sul cemento. Quelli di città sono pieni di lividi perché non mettono nemmeno le mani avanti, usano le dita solo per i videogiochi… è il segno che non esplorano, sono saturi di tv e impediti a crescere liberi da un parentado vecchio e iperprotettivo. L´Italia ha perso l´uso delle mani. Te ne accorgi qui, dove i bambini sono affamati di manualità e la sera tornano a casa sporchi di fango.»
 

È in rete anche l’articolo completo.

Forse è utile aggiungere anche il discorso di Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (11 febbraio 1950)
(T.M.)
domenica, 26 ottobre 2008

di Milvia

Mi ricordo quando a due anni e mezzo mi sono incrinata un braccio, cioè, non è che mi ricordo il fatto in sé, ma un mio pensiero, il primo che io mi rammenti di aver avuto. Ed era un pensiero assolutamente incazzato. Il primo pensiero che mi ricordo di aver avuto è un pensiero di un’incazzatura bestiale. Ma sarebbe lungo da raccontare…

Mi ricordo le figurine dei calciatori, con quella del Torino che aveva la fascetta nera per via di quell’aereo caduto a Superga.

Mi ricordo i rettangolini di cioccolata Ferrero che noi chiamavamo formaggini di cioccolata.

Mi ricordo… mi ricordo quella volta che noi due siamo usciti da Wolf e abbiamo visto che nevicava.

Mi ricordo quando a Bologna c’erano i tram e una signora distratta c’è finita sotto con una gamba. La destra, mi sembra.

Mi ricordo che, avrò avuto sei anni, una sera alla radio hanno trasmesso un avviso per una signora sconosciuta che aveva comprato scatole di salmone avariato: sono andata avanti un sacco di tempo ad aver paura di notte delle parole “sconosciuta” e “salmone”.

Mi ricordo quando la televisione era più bella dei televisori.

Mi ricordo che io l’hula hop non riuscivo mai a farlo girare.

Mi ricordo quando si diceva sempre “a monte”.

Mi ricordo… mi ricordo quando la sinistra era a sinistra.

Mi ricordo quando il Corriere dei piccoli costava 25 lire, che poi una volta me lo ha mangiato un daino dei Giardini Margherita.

Mi ricordo… mi ricordo di una volta che avevo otto o nove anni e eravamo andati sul monte di San Luca a fregare le ciliegie. E io non sono stata veloce a scappare e mi ha beccato il contadino che era siciliano e ha chiamato i carabinieri e intanto mi diceva ladra ladra ladra da noi non si fa.

Mi ricordo il cortile di mia nonna in via Bentivogli che mi sembrava enorme e adesso ci hanno fatto un museo all’aperto e io penso che per intere estati ho giocato sopra dei reperti archelogici e questa cosa mi fa molta impressione.

Mi ricordo che a vedere Love Story ero l’unica femmina che non piangeva.

Mi ricordo… mi ricordo mio padre che leggeva Il sergente nella neve e piangeva senza rumore.

Mi ricordo che mio figlio a tre anni quando c’era in TV la pubblicità della Galbani si arrabbiava moltissimo e urlava con tutto il fiato: non vuol dire fiducia, ma cannuccia!!!! In questi giorni ci ho ripensato e ho dedotto che mio figlio era un preveggente. Anche se non ho mai capito cosa intendesse per cannuccia.

Mi ricordo altre cose che non vorrei ricordare. Ma me le ricordo.


Bologna, 19 ottobre 2008 ore 16,04
venerdì, 24 ottobre 2008