OraSesta
voci
commenti recenti


posta

template
license
visite
*loading*
OraSesta
fotografie
finestre

                                                  di Lino Di Gianni



                                Il primo giorno, la finestra rimase chiusa.
                                I cani abbaiarono, confondendo le attese,
                                nell'aria l'odore di pioggia, che non venne.

                                Nel posto delle fragole, vicino al muro,
                                un secchio capovolto, 
                                la gomma dell' acqua tra la polvere.

                                Qualcuno disse di aver visto una bicicletta,
                                ma il giorno dopo non c'era più.
                                Alcuni trovarono vecchi volantini,
                                uno sciopero di otto ore, compagni delle
                                fabbriche, aderite, 1973.

                                Ma fu solo con la Luna piena,
                                arrivata d'anticipo,
                                che le strade del paese si riempirono di gente.
                                Silenziosi, degli uomini
                                arrotolarono prati e trascinarono alberi
                                spianarono colline e deviarono torrenti.

                                La mattina, accanto alla bicicletta
                                una scia di formiche e la punta dei cani
                                fecero trovare l'uomo 
                                e la valigia.

                                Dentro, nuove sementi, 
                                il sogno di Liberi tutti.

                                Nelle lenzuola stese, il risveglio
                                dei figli della mezzanotte.
domenica, 31 agosto 2008
(sottotitolo: la rete)

All’inizio era soltanto una fotografia, frutto di occhi un po’ malinconici, da “signora di una certa età”, sul blog che raramente attraversa la soglia di casamia.

 

irazoqui quella fragola parlava in un’altra lingua.
 
«Lo zio drè aveva le fragole nell'orto su di sopra. me le indicava con quell'impaccio che è tipico di un certo ramo della nostra famiglia, impaccio e orgoglio e rassegnazione insieme. erano così rosse e lui così sconfitto, senza moglie né figli, senza la terza media né patente. teneva il suo orto certosino, preciso preciso in ogni parte. fitto e geometrico.
le fragole erano vicino al muro dove io, poi, ho piantato la mimosa.»
 
«Anche queste fragole crescono vicino a un muro, nel cortile del mio posto-di-lavoro. Ad occuparsene - e delle rose e della magnolia, del melograno e di altro che ogni tanto fotografavo e "postavo" qui [cioè lì, per esempio] - è un ex-operaio ex-cassintegrato ex... "Erano così rosse e lui così sconfitto" - Una lunga storia in una manciata di parole.»
 
Così ho risposto a irazoqui. Poi è arrivato Lino Di Gianni e la “storia” della fragola è diventata una "storia che siamo noi".
 
                                            vicino al muro, nel cortile 
                                            della rosa e della magnolia 
                                            crescevano fragole 
                                            rossi i sogni 
                                            i cortei interni, le lotte per le case 
                                            Alle finestre socchiuse 
                                            son rimaste le cicale 
                                            ma lui coltiva ancora 
                                            il seme che resta 
                                            dei sogni avanzati

sabato, 30 agosto 2008
«Il Maestro disse loro: chi sia il tuo prossimo non è determinato dalla tua nascita, la tua condizione, la lingua che parli, il tuo ethos (che significa, in realtà, il modo di condursi che è diventato anche tuo), ma da te. Tu puoi riconoscere l'altro uomo, che ti è estraneo culturalmente, che è straniero linguisticamente, e che -per volontà della provvidenza o per puro caso- giace da qualche parte tra l'erba lungo la tua strada, e creare la suprema forma di vicinanza, non già data dalla creazione ma creata da te.» (Ivan Illich)
 
(letto dalle parti di aureliovalesi; foto di varasca)
venerdì, 29 agosto 2008

Out of the Black - di Arimane
giovedì, 28 agosto 2008
"...denaro... non bisogna mai aspettare
tristemente la sua fine
ma finirlo prima che finisca da solo,
visto che comunque è destinato a finire
."
(Patrizia Cavalli)
venerdì, 22 agosto 2008