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scorre (foto: varasca)


«Basterà un vento della sera purché l'acqua che si era fatta muta riprenda a parlarci...
Basterà un raggio di luna perché il fantasma cammini di nuovo sulle sue onde.»
(Gaston Bacherard)
 
(da un “suggerimento” di madeinfranca, con l’aggiunta di una fotografia di varasca)
lunedì, 28 aprile 2008


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la poesia si scrive con l'alfabeto dei vagabondi
( Radovan Ivsic )

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foto di misrah richard

domenica, 27 aprile 2008

Mario Bianco - OblivionStore


Nulla e tutto sorprende di quello che Mario Bianco fa. E lui è uno che fa. Fa anche (sor)ridere come lo sanno fare solo le persone serie.
Ora qualcuno mi potrebbe domandare perché non dedicare ‘na bella pagina a Mario Bianco scrittore o pittore, serio. O restauratore, serissimo. La risposta aleggia in quest’aria primaverile che porta un antico profumo, di quelli resistenti, di quelli che fanno starnutire: gli organismi viventi si difendono come possono. Quelli con attività cerebrale sviluppata, si difendono anche ridendo. Ridendo di gusto quando hanno i polmoni liberi e l’aria è tersa, con una riga di sarcasmo tra il naso e la bocca dovendo aspirare zaffate velenose.
Avendo frugato in qualche oblivion store – come quello del quadro di sopra? –, il signore Mario ha trovato (l’ispirazione per) gli “scritti apocrifi” e senza esitazione o egoismo che fosse, li ha messi a disposizione dell’umanità tutta affinché si potesse istruire e io potessi saltare sulla sedia leggendo:
«Nello scorso anno 2007, nei pressi di Sichem (Nablus), in un pozzo secco, detto della "Samaritana" sul fondo sono stati ritrovati alcuni frammenti di manoscritti dell'epoca dei re asmonei, il più integro è detto "Rotolo di Sichem", vergato in aramaico, da cui ho tratto questa interessante parabola».
Può un blog/sito che porta l’effigie del pozzo “di Giacobbe o “della Samaritana” che dirsi voglia, può dunque OraSesta fare a meno di questi preziosi testi? No, dico, no di certo.
Eccovi allora questa piccola raccolta speranzosa di ingrossare, col tempo. E col “tempo che fa” abbiamo da ben (?) sperare.

Dal rotolo di Sichem alla Mummia di Alì Berlù
sabato, 26 aprile 2008
venerdì, 25 aprile 2008
dal blog di biancanera
 
pioveva. pioveva quel giorno, quella liberazione. pioveva un’acqua sporca, pioveva senza scampo, pioveva un’acqua sghemba, pioveva che non smetteva mai.
eravamo una folla di bandiere inzuppate da quella pioggia che cadeva, veniva giù, sempre più giù quella pioggia che non finiva. pioveva che dio la mandava, quell’acqua nera, quell’acqua così liscia che pioveva giù. ero nella folla, ero una bandierina annodata al polso, ed ero la voce della pioggia che veniva giù, sempre di più, sempre più forte, e le nostre bandiere flosce in quel giorno, quella liberazione. ero la voce del canto, la volpe rabbiosa e i covoni di grano, mentre la pioggia mi entrava nelle scarpe, e pioveva che dio la mandava, e quell’acqua tutto sembrava sommergere, quell’acqua triste, quell’acqua grigia che veniva giù, sulle bandiere zuppe.
ero la piazza, una bellissima piazza, le guglie del duomo, la madonnina che la pioggia bagnava, che le sue lacrime, che l’acqua pesante veniva dritta, sempre di più. ero tutte le vite sepolte sotto ai papaveri, e Rosso, e Lupo, e Sandro, e Nilde, e Tina. e Agnese, Agnese che va a morire. ed ero Pietro. ero Pietro, un po’ del suo sangue, le lettere del suo nome, nel mio sangue e nel mio nome, massacrato, massacrato, massacrato. ed ero i monti di mia nonna, le sue terre di confine. ero nei nomi antichi. nelle ruote delle biciclette, nel battito furioso del cuore. nelle cime, libere, che sfiorano il cielo e la giovinezza, il suo tributo.
e pioveva, pioveva che dio la mandava, che l’acqua ferrosa, tutta quell’acqua ferma veniva giù. ero là. nella folla. nella piazza, una bellissima piazza. e resistevo.
come ora.
come ancora, e ancora, e ancora.
finché la pioggia non smette.
venerdì, 25 aprile 2008