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Tommaso Giancarli, Storie al margine.
Il XVII secolo tra l'Adriatica e i Balcani
Exòrma Edizioni, 2009
 
Marginalità: è la condizione che accomuna l’Adriatico, i Balcani e l’intero Levante nel Seicento. Il potere sull’Europa e sul mondo non si decide più nelle acque del Mediterraneo e nelle sue città brulicanti di storia e di umanità più o meno dolente.
L’egemonia del Nordeuropa e dell’Occidente appare ormai irreversibile. La dimensione un tempo superba di Venezia e dell’Impero Ottomano, i grandi attori del commercio e della guerra in Oriente, come anche quella dei loro comprimari, diviene marginale e si abbarbica a ciò che resta di grandi glorie irripetibili. La Storia si ritira dalle rive dell’Adriatico e abbandona i campi dei Balcani; uomini e donne continuano tuttavia a vivere e morire su quel mare e in quelle terre, perpetuano antichi rituali, servono simboli decaduti, in un contesto sempre più spietato.
I documenti dell’epoca svelano i luoghi delle loro esistenze, raccontano la loro avventura.
Questo libro ci restituisce in forma di racconti brevi tutta l’umanità di quelle vite dimenticate.
domenica, 08 novembre 2009
ma se dio è in ogni luogo,
sarà anche su quel chiodo vuoto
 

«48. Per la Corte, queste considerazioni comportano l’obbligo dello Stato di astenersi da imporre anche indirettamente, credenze, nei luoghi in cui le persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili. La scolarizzazione dei bambini è particolarmente delicata perché in questo caso, il potere vincolante dello Stato è imposto a sensibilità che sono ancora mancanti (a seconda del livello di maturità del bambino), della capacità di assumere una distanza critica in relazione al messaggio di una scelta preferenziale espressa da parte dello Stato in materia religiosa. [...]
56. L’esposizione di uno o più simboli religiosi non può essere giustificata né con la richiesta di altri genitori che vogliono l’educazione religiosa coerente con le proprie convinzioni, né, come sostiene il governo, con la necessità di un compromesso necessario con i partiti politici di ispirazione cristiana. Rispetto le convinzioni dei genitori in materia di istruzione deve tener conto del rispetto delle credenze di altri genitori. Lo stato ha l’obbligo di neutralità religiosa nel contesto del l’istruzione pubblica obbligatoria in cui la partecipazione è richiesta a prescindere dalla religione e deve cercare di instillare negli studenti il pensiero critico.
La Corte non vede come l’esposizione nelle aule delle scuole pubbliche, un simbolo che è ragionevole associare con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una "società democratica", come concepito dalla Convenzione, pluralismo è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale (cfr. paragrafo 24) nel diritto interno.
57. La Corte ritiene che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione nell’esercizio della funzione pubblica per quanto riguarda situazioni specifiche, sotto il controllo del governo, in particolare nelle aule, limita il diritto dei genitori educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto di scolari di credere o di non credere. La Corte ritiene che ciò costituisca una violazione di questi diritti, perché le restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell’istruzione.»
 
COUR EUROPÉENNE DES DROITS DE L’HOMME DEUXIÈME SECTION - AFFAIRE LAUTSI c. ITALIE (Requête no 30814/06) ARRÊT STRASBOURG 3 novembre 2009
giovedì, 05 novembre 2009

Don Alessandro Santoro, nell'ultima omelia alle Piagge di Firenze da dove è stato allontanato perché “reo” di aver sposato una donna nata uomo, “ha raccontato una parte del dialogo fra lui e il vescovo monsignor Betori quando gli ha comunicato di averlo sollevato dall’incarico: «A lui chiesi: sono in un limbo? E il vescovo mi ha risposto: “Bravo, è la risposta, hai detto bene, te sei e rimani in un limbo fin quando non imparerai a non dare scandalo della Chiesa all’opinione pubblica”».
«Il problema è - ha proseguito il sacerdote con tono ironico - che non imparerò mai, sicché non so quanto durerà questo limbo».”
lunedì, 02 novembre 2009
«Se le nostre toghe sono rosse, lo sono per il sangue versato dai magistrati che hanno pagato con la vita la difesa
della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare
da Falcone e Borsellino.»
 
(Alfredo Robledo, procuratore aggiunto di Milano)
mercoledì, 28 ottobre 2009
Ma perché il Presidente del Consiglio mi insulta?
di Ugo Giansiracusa
per Girodivite
 
Mi fischiano le orecchie. C’è qualcuno che da qualche parte sta sparlando di me. Eppure non mi pare di avere nemici. Sono una brava persona. Nella mia vita ho dato solo uno schiaffo. Sì, vero, a 14 anni ho rubato un paio di audiocassette vergini. Ma a parte questo mi sento un cittadino, se non esemplare, almeno nella media. Faccio la mia raccolta differenziata. Pago le dovute tasse. Esprimo il mio voto quando c’è da farlo. Uso pure le lampadine a risparmio energetico e attraverso la strada sulle strisce pedonali. Neanche a dire che ci può essere qualche marito geloso che come donnaiolo sono un disastro. Insomma non so proprio chi può avercela con me. O forse sì. Lo ammetto. Forse ho uno scheletro nell’armadio. Qualcosa di quasi inconfessabile negli ultimi tempi in questo paese. Sì, lo confesso, sono di sinistra!
 
Ma davvero io non pensavo che fosse una cosa grave. Mio padre è di sinistra e anche lui è una brava persona. Pure mio zio è di sinistra e anche lui, per quello che conosco, non mi pare sia un criminale o una persona in qualche modo disprezzabile. Ho anche un cugino di sinistra. Mio nonno poi ha anche fatto il partigiano per la libertà di questo paese. E poi un sacco di amici. Gente di tutti i tipi. Lavoratori, studenti, padri, madri, disoccupati, insegnanti, imbianchini, operai, pensionati. E sono tutte delle brave persone. Veramente. Gente bella che ama ridere. A cui piace la bellezza, la libertà, l’amore, l’amicizia. Persone che odiano la violenza e la guerra. Che disprezzano il razzismo e le ineguaglianze di ogni tipo. Persone, uomini e donne che ogni giorno, nel loro piccolo, cercano di fare un mondo migliore.
 
Ma allora perché il nostro Presidente del Consiglio, ogni giorno, ci insulta? Perché “di sinistra” è diventato sinonimo di falso, imbroglione, antidemocratico, illiberale, criminale e... coglione? Ma non sono io che lo stipendio, con le mie tasse che in maniera onesta continuo a pagare? Non è grazie a mio nonno partigiano che quell’uomo è stato democraticamente eletto? Ma allora perché ogni giorno mi insulta? A me che da quando ho la capacità di intendere e di volere lotto per la libertà. A me che lotto contro la mafia. A me che ho sempre lottato per la giustizia. E come me i miei amici e mio padre e mio cugino e tanta altre persone di sinistra.
 
Invece no. Se sei di sinistra non puoi prendere una decisione razionale. La tua mente è ottenebrata dall’odio. Non puoi fare il magistrato perché non saresti corretto. Non puoi fare l’insegnante perché non saresti obiettivo. Non puoi fare il giornalista perché distorceresti i fatti. Non puoi fare il presidente della repubblica perché sei di parte.
 
Ma io, caro Presidente del Consiglio, non sono come tu mi descrivi. Tu, ogni giorno, mi offendi senza alcun motivo. Essere di sinistra non è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale. Essere di sinistra non è peccato. Non è una condanna. Non è un insulto. Non è né un marchio di criminalità né un sintomo di coglionaggine. Caro Presidente del Consiglio essere di sinistra è e resterà semplicemente e sempre un modo di essere e di pensare che tu e i tuoi seguaci non potrete mai cancellare. Perché essere di sinistra è, che tu ci possa credere o no (ma la storia lo insegna), sinonimo di giustizia e libertà e coerenza e coraggio e forza e lotta e laicità. E se mai noi uomini e donne di sinistra odiamo lo facciamo per amore. Per amore degli altri uomini e delle altre donne. Per amore di questo strano mondo e per amore di questa inspiegabile vita.
 
E allora ti prego, caro Presidente del Consiglio, impara a rispettarmi nel mio essere uomo, nel mio essere cittadino, nel mio essere italiano e nel mio essere di sinistra.
Grazie. Cordiali saluti.
giovedì, 15 ottobre 2009